Progetto Professionalità è un’occasione non solo per approfondire le proprie competenze lavorative, ma anche per conoscere nuovi popoli e culture.  Marta, ad esempio, è pronta a vivere la sua avventura in Estonia, dove avrà modo di specializzarsi sulla digitalizzazione dei beni culturali.
Di seguito il suo racconto.

“Sono una restauratrice di beni archivistico-librari di 34 anni, residente a Brescia. Ho deciso che avrei voluto fare la restauratrice a nove anni e da allora sono trascorse una laurea triennale in Conservazione, una specialistica in Storia dell’Arte ed una a ciclo unico in Conservazione e Restauro. In totale undici anni di studio per apprendere un mestiere che, a mio avviso, è il più bello del mondo.

Mi sono laureata presso la Scuola di Alta Formazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (ICRCPAL http://www.icpal.beniculturali.it/scuola_formazione.html) nell’Aprile 2016. Alla fine del percorso formativo della durata di 5 anni più uno di tesi sono stata abilitata alla professione di restauratore dei Beni Culturali.

Durante i miei anni di scuola ho avuto occasione di collaborare, attraverso i corsi ed i tirocini curricolari, con importanti istituzioni pubbliche a Roma (Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Discoteca di Stato, Archivio Centrale dello Stato, Istituto Nazionale della Grafica, INASA) e sul territorio italiano (Archivio di Sant’Agostino – FE). Per integrare la mia formazione curricolare ho sempre cercato di approfittare dei mesi di vacanza per fare pratica in laboratori privati (a Brescia e Genova). Ho trascorso l’anno successivo alla laurea in tirocini prima a Firenze (sei mesi presso l’Archivio di Stato di Firenze), e poi in Svizzera francese (altri cinque mesi, prima in un laboratorio di restauro fotografico e poi in una legatoria). Nessuna di queste esperienze è stata retribuita.

Verso la fine del 2018 ho partecipato al Bando “100 leve” della mia città (in collaborazione con l’ANCI, progetto “Dote Comune”) ed ho vinto un posto presso la Fondazione Civiltà Bresciana. Qui svolgo diverse mansioni presso la biblioteca e l’archivio e mi occupo delle iniziative culturali organizzate presso l’ente. A febbraio, dopo aver tentato tutte le strade possibili per essere assunta da altri colleghi restauratori, ho aperto il mio laboratorio. L’ho chiamato “Perseverance Works”, che in inglese vuol dire sia “lavori di pazienza”, come è il restauro, minuzioso e a volte ripetitivo, ma anche “la perseveranza funziona”, perchè, per diventare restauratrice ci sono voluti anni e anni di pazienza, determinazione e passione per questo mestiere.

Io amo il mio lavoro. Ciò che più mi piace è il fatto che, per poter trattare correttamente un oggetto, è necessario studiarne non solo l’aspetto materiale, ma anche il contesto in cui è stato prodotto e comprenderne il suo significato storico e scientifico. In pratica questo vuol dire che non si smette mai di studiare, imparare e scoprire realtà la cui esistenza si ignorava completamente solo un attimo prima. A me piace molto la storia e mi piace viaggiare e considero ogni oggetto come un biglietto per un viaggio nel tempo e nello spazio. Oltre a questo essere in grado di capire come è fatto, perchè e come funziona un oggetto e pensare a come poterlo “aiutare”, risolvendo problemi tecnici e pratici, mi da una sensazione di puro piacere.

Io concepisco questo lavoro come un privilegio, e sono ben felice di mettere a disposizione della comunità (perché la mia motivazione di fondo è quella, forse ambiziosa, di salvare la memoria di questo paese e tramandarla alle generazioni future) le mie abilità pratiche e di ricerca.

Avevo visto qualcosa di simile a Progetto Professionalità quando studiavo a Roma (Progetto Torno Subito, organizzato dalla Regione Lazio con fondi della Comunità Europea), ma, in quell’ occasione, non avevo potuto far domanda per la borsa, non essendo residente nel Lazio. Tornata a Brescia ho avviato la mia attività di restauro, ma ho mantenuto la speranza di continuare la mia formazione sul campo. Qualche anno dopo, tramite l’Informagiovani della mia città (Brescia), sono venuta a sapere di questa iniziativa e ho deciso di provare a partecipare.

Avevo già in mente il percorso formativo da intraprendere: avrei voluto approfondire delle tecniche di restauro peculiari, che si usano principalmente su opere grafiche su carta e pergamena. Sapevo già di non voler restare in Italia e puntavo a paesi esteri di cui padroneggiassi la lingua (paesi anglofoni e francofoni)

Dal punto di vista della documentazione richiesta e delle modalità di consegna l‘iter è stato facile. Sul sito è tutto spiegato molto chiaramente e quando sorgono dei dubbi, le persone che rispondono sono sempre molto gentili e competenti, oltre che pazienti! Ho anche contattato, tramite i social media, una persona che aveva vinto la precedente edizione del progetto, e che è stata anche lei super disponibile.

Dal punto di vista del reperimento delle istituzioni invece, non lo è stato affatto. Ho contattato circa 80 realtà, tra laboratori pubblici e privati. Di questi, alcuni non hanno proprio risposto, altri non potevano ospitarmi perchè avevano già tirocinanti a causa della collaborazione con le scuole che formano restauratori, altri ancora semplicemente non avevano abbastanza personale per affiancare un “intern” senza che il lavoro del laboratorio ne risentisse.

Alla fine, ho cominciato a mandare candidature in paesi che inizialmente non avevo considerato, ma in cui ero ragionevolmente sicura di poter parlare inglese.
Con grande gioia finalmente ho ricevuto alcune risposte positive, e tra queste ho potuto scegliere basandomi sulle attività che mi venivano proposte.Nelle realtà che mi avevano manifestato la loro disponibilità ad ospitarmi, purtroppo, non erano programmati, per il periodo che interessa a me, lavori su opere grafiche.

Spulciando i loro siti, ho visto che la parte relativa alla digitalizzazione dei documenti era molto ben fatta per entrambe le realtà, in particolare a Kanut, a Tallinn, in Estonia, sono molto ferrati sulla digitalizzazione dei beni culturali (un tema su cui spingono anche politica ed amministrazione italiana del settore, ma che pochi professionisti sanno fare correttamente), e ai LMA di Londra sono in grado di realizzare piccole e deliziose mostre, sia in analogico, che in digitale, con i materiali da loro conservati.

Io a scuola ne ho avuto solo un’infarinatura delle tecniche di digitalizzazione e del processo che porta a da questa alla realizzazione di database aperti al pubblico e di mostre digitali.
Ho quindi pensato che questo potesse essere il giusto obiettivo del mio progetto per l’Ivano Becchi.

Spero che questa esperienza mi faccia in un certo senso diventare più adulta nel rapporto con i clienti e con i colleghi e
spero di acquisire strumenti e competenze tecniche meglio spendibili nel mio paese. Spero di stringere relazioni durature con colleghi con i quali continuare a confrontarmi anche in futuro.
Sul lato personale spero di incontrare persone calorose ed ospitali. In particolare non vedo l’ora di andare in Estonia, un paese di cui non conoscevo assolutamente nulla prima di documentarmi per la Borsa, e che sembra essere più affascinante ogni volta che cerco informazioni su di esso.

Progetto Professionalità in una parola? Speranza per il futuro